Il mio primo olimpico

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Il mio primo olimpico

Messaggio  flavio nadiani il Lun Apr 27 2015, 19:23

25 aprile 2015, un pomeriggio passato a montare il Gazebo nella piazza dell'arrivo di quello che sarà il mio primo triathlon "olimpico" in quel di San Benedetto del Tronto. Raccolgo soldi per la Maison de la Joie e per Edith & Linda perche' Edith Niederfriniger, sappia che ha tanti amici in ogni parte d'Italia. Poca gente che arriva alla spicciolata, dispiace sapere che molti o non sono al corrente o non sono interessati, quasi un misto di rabbia in questi "supermen" che rifiutano il mio volantino, perchè non interessati. Speriamo domani vada meglio. Notte agitata nel B&B, non per la tensione del pre-gara, ma per la coppia vicina di stanza esuberante e le molle cigolanti del loro letto. Alle 3 di mattina tutto si tace finalmente. Sveglia fissata per le ore 6,30 ma alle 6 sono già sveglio e sotto alla doccia. Cerco di mangiare qualcosa e corro in piazza per rimontare il gazebo, cercando di ricordare ogni particolare per la gara, e solo chi ha fatto un triathlon, sa quante cose siano necessarie e quanto è facile dimenticarne una. Rosario Longobardi e Patrizia arrivano mattinieri anche loro per dare una mano al gazebo; sono contento avrò modo di prepararmi almeno psicologicamente per la gara. Bene noto con stupore che la zona cambio dista almeno 1 km e mezzo dal mare..cribbio, da fare tutta con la muta. Arrivo in spiaggia e "dramma"!!: noto che ai miei occhialini per il nuoto rigorosamente da vista, causa la mia miopìa da talpa, manca una guarnizione. Sudo freddo , ripercorro passo dopo passo fino al Gazebo guardando per terra, nulla. Provo allora a fare qualche bracciata in mare sembra che tengano, speriamo bene... Prima sirena: partono le ragazze, ancora una mezz'ora di concentrazione. Alcuni passanti passano e chiedono perchè si fa prima il nuoto rispondo che non lo so ma che per me il nuoto in mare è come un pugno nello stomaco è uno scoglio psicologico e quindi prima te ne liberi meglio è; solitamente quando raggiungo di nuovo la sabbia mi sento sempre un Robinson Crosue. Ecco la sirena dei "brocchi" ovvero quello del mio gruppo, ci buttiamo a correre in acqua come se fosse la finale dei 100 metri, allorché almeno la meta' ci starà almeno più di una ventina di minuti in quest'acqua gelida di aprile. Mi imbranco con gli altri cercando di prendere meno botte possibili e di tenere sotto vista le boe, fortunatamente gli occhialini funzionano ugualmente. Ecco le boe, prima una e poi l'altra, incredibile saremo in 10 in un raggio di 100 mq d'acqua, ma quando giriamo alle boe sembriamo tutti tonni nella rete. Fortunatamente qualcuno implora:"piano, fate attenzione, " sbam", mi arriva la classica sportellata in faccia. Mi fermo per risistemarmi gli occhialini, poi riprendo; ecco finito il primo giro da 750 mt si esce e si rientra in acqua, guardo la situazione, non male, in mezzo al gruppo direi. Vado più tranquillo nel secondo giro e ho anche modo di pensare...si' di pensare a chi arriva coi barconi e si trova in mezzo a tutta quest'acqua,davvero il mondo è ingiusto, noi stiamo qui a giocare in quest'acqua e migliaia di persone ci lasciano la pelle e immagino con quale terrore negli occhi.Sì la vita è ingiusta, midicoo ma perchè invece di pensare di bombardare i barconi ,non pensano a una donazione di mute per nuotare ( cazzata per cazzata)....Esco dall'acqua con un sorriso da ebete, non male sui trenta minuti, per me un record, vi lascio poi immaginare la scena in zona cambio con me steso nel prato che cerco di sfilarmi la muta; mi sembra di metterci un secolo, in realtà poi vedrò dai tempi che sono stato uno dei più veloci. Occhialini, casco e pettorale bene in vista, esco dalla zona cambio, salgo in bici alla Fantozzi e cerco di infilare i piedi nelle scarpette agganciate, cazzo ma state ferme!! Ecco prendo la scìa, questo il mio gruppo e lo sarà fino alla fine dei 40 km, arrivo in zona cambio con i piedi già fuori dalle scarpette, alla maniera dei professionisti e un giudice di gara mi dice "bravo!", in questa manovra sorpasso almeno 10 concorrenti, penso che a 53 anni ormai suonati, non si può inventare nulla e sicuramente non un triathlon olimpico con l' obiettivo di stare sotto un certo tempo limite. Poso la bici, casco e infilo le scarpette, tiro i lacci elastici e sono già fuori nel percorso a piedi sul bellissimo lungomare. Il percorso è impreziosito da vasetti di piantine, ho ancora la lucidità di alzare gli occhi e godermi il paesaggio. Questi ultimi 10 km non sono la sofferenza che avevo pensato e cerco di controllare la mia andatura con il cronometro, devo dosare le forze e so già che il mio tempo di proiezione è già di molto inferiore a quello da me programmato, quindi il morale è alto. Bevo ad ogni ristoro, con la mente mi dò degli obiettivi, quella palma, poi la curva; sorpasso e vengo sorpassato da chi ha il passo sotto ai 5 minuti a km, ecco finalmente in fondo l'arrivo, proprio quando una vescica in fondo ai piedi cominciava fare capolino... Ok è finita schiaccio il cronometro 2 h 34' e qualche manciata di secondi,(avevo programmato di stare sotto alle 3 h), risultato raggiunto, ma soprattutto contento ancora una volta per aver "vinto" il mare. Accetto qualche integratore e poi via vado al Gazebo, stupidamente penso che magari Linda, mi ha dato una mano da lassù e che Edith mi abbia saputo consigliare dal suo letto d'ospedale. E ripenso che sì la vita a volte è ingiusta, e che bisogna ribellarsi a tutto questo. Comincio a ridistribuire volantini ai "super uomini con super ego", testardo più che mai, sperando che siano solo disinformati.
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